Matteo & Velomobile Mango

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LA SCOPERTA

Come tutte le grandi scoperte, quella mia del velomobile è avvenuta assolutamente per caso. Nella vastissima documentazione video che appare su youtube, ad un certo punto trovo un filmato curioso che faceva riferimento ad “un’automobile gratis”. Incuriosito apro il video, ed in quel preciso istante,  entra nel mio vocabolario personale la parola “velomobile”! La inserisco nel motore di ricerca  ed improvvisamente e si apre un universo di centinaia di video, per lo più girati in Olanda, Germania, Australia, Francia.  Comincio a documentarmi, a ricercare in rete qualcuno che, in Italia, poteva vendere o quantomeno sapere di più su questi veicoli  formidabili. Così sul sito della presidenza del consiglio dei ministri, leggo un articolo che parla di un progetto di un veicolo a propulsione ibrida (umana ed elettrica) di nome NABY, proposto dalla  “SLYWAY PROJECTS” azienda di Cremona che produce e vende Human Powered Vehicles . Ho  telefonato chiedendo informazioni,  e da lì è partita una fitta corrispondenza con Stefano Bonazzoli, che  a distanza di circa tre mesi, mi ha portato ad acquistare un velomobile.

Senza Stefano Bonazzoli, con la sua conoscenza e pazienza,  e ad alcuni amici come Massimo (proprietario di un QUEST) e Paolo (con il suo trike ICE VORTEX), un assoluto neofita come me,  non sarebbe sicuramente riuscito a districarsi facilmente in quel dedalo fatto di caratteristiche tecniche, e di esperienze di guida, che per un ciclista rientrano nella normalità, ma per me erano arabo.

Ho acquistato il Mango nr.22 del 2003 in Germania. I velomobili infatti sono ancora prodotti artigianali, che vengono praticamente costruiti su ordinazione, come le Ferrari. Velomoibiel.nl li numera come si fa con le serigrafie d’autore,  e mantiene un’anagrafe dei piloti, nella quale sarà incluso presto anche il sottoscritto.

L’USO QUOTIDIANO

Il velomobile a pedalata elettrica assistita è un mezzo molto pratico, sia per l’uso sportivo, che per l’utilizzo quotidiano. Il velomobile non sostituisce completamente l’automobile, che rimane in assoluto il mezzo di trasporto più versatile, ma sostituisce la seconda auto o un piccolo scooter.

Il fatto che in Italia i velomobili siano ancora rari è dovuto secondo me a tre fattori:

La conformazione geografica del nostro territorio, ricco di zone collinari e montane.

In Italia c’è una radicata cultura ciclistica, molto legata al mondo delle corse e delle biciclette tradizionali.

Il costo di un velomobile nuovo è pari a quello di una piccola utilitaria, o di certe bici tradizionali in fibra di carbonio. (Ne ho sorpassate più d’una lasciando di stucco i cicloamatori alle mie spalle.)

Abito in Val di Susa, alle pendici delle Alpi. Qui non mancano salite e discese ripide, per questo ho adattato di conseguenza la trasmissione e  l’impianto frenante. Uso il velomobile quasi tutti i giorni per recarmi al lavoro, che dista circa 13 km da casa. Percorro alcuni importanti tratti cittadini, nelle ore di punta. Il mio Mango monta uno Shimano Ultegra con una corona anteriore da 39, ed un cambio SRAM integrato nel mozzo posteriore, che sostituisce la  guarnitura tripla anteriore. Il primo vantaggio di questa configurazione è la possibilità di cambiare da fermo. Questo per un velomobile è un requisito di grande valore, che aumenta notevolmente la praticità di guida. Il cambio viene usato con più frequenza della bicicletta tradizionale, in quanto il peso del veicolo obbliga a partire con un rapporto più agile che viene allungato durante la marcia in maniera progressiva, man mano che la velocità aumenta (E aumenta sul serio!). Il secondo vantaggio del cambio posteriore integrato è la sequenza dei 24 rapporti, che consente di pedalare in agilità anche nelle salite più impegnative, senza una specifica preparazione.

Non sono un cicloamatore, ma ho comunque una preparazione atletica, e quando trovo sul mio percorso gruppi di ciclisti con le loro bici in carbonio, li raggiungo e li supero senza grandi difficoltà. Arrivare a 35 km/h come velocità di crociera non richiede doti atletiche particolari, per questo in un percorso casa-lavoro di circa 28 km (andata e ritorno) il velomobile si rivela un mezzo di straordinaria efficacia per l’esercizio fisico al riparo dalle intemperie. Raggiungere il posto di lavoro con le proprie forze, potendo coniugare le esigenze legate all’attività aerobica, ad una mobilità consapevole, rispettando l’ambiente  e risparmiando, è una grande soddisfazione.

LA SICUREZZA

Chi guida biciclette reclinate sa che una delle domande più frequenti è: “gli automobilisti ti vedono su un veicolo così basso?” La rarità del velomobile sulle nostre strade, lo rende estremamente visibile. Ogni mattina gli automobilisti mi fotografano oppure si accodano riprendendomi da dietro, poi mi sorpassano e si fermano su un area di sosta o sul ciglio della strada per filmare il mio passaggio. Ovunque faccio una sosta si radunano i curiosi per farmi le domande più disparate. Quindi il problema della visibilità è proprio inesistente.

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LA PUBBLICITA’

Già dalle prime uscite mi sono reso conto delle potenzialità di un velomobile in termini di visibilità e di impatto mediatico. Quando una giornalista di una testata locale mi ha letteralmente pedinato per 15 km per poi fermarmi e chiedermi un intervista, ho avuto la conferma. Il velomobile è un veicolo di grande impatto, e nel nord Europa questo lo hanno capito da tempo, infatti spesso i proventi delle pubblicità vengono utilizzate dai proprietari del mezzo per concorrere all’ammortamento dei costi del veicolo stesso. Qualche commerciante più lungimirante, capendo di quale visibilità gode il veicolo, vedendo l’adesivo di “SLYWAYPROJECTS.COM” sulla fiancata, mi ha chiesto di poter mettere anche il proprio adesivo pubblicitario sul mezzo. Mia moglie ha cominciato a contattare aziende più grandi proponendo una nuova idea per pubblicizzare attività e prodotti su un veicolo eco-friendly. Questo ha permesso di ammortare in appena tre mesi, circa un terzo del valore del mezzo senza contare il risparmio derivato dal mancato utilizzo della mia vecchia Station Wagon (in prossima vendita).

IL FUTURO

Questa è per me una bellissima esperienza, così appagante che mi piacerebbe trasmetterla  anche ai ragazzi nelle scuole, attraverso la mia testimonianza diretta. Il futuro è il loro tempo, e mi piacerebbe raccontare  un’idea diversa, seminando negli adulti di domani un seme, la possibilità di una forma di mobilità alternativa all’automobile. Il velomobile è un modo più consapevole di vivere la propria fisicità, il proprio territorio e che può contribuire a rimettere in moto l’economia.

Concludo questa mia testimonianza in una stanza d’albergo a Den Helder, in Olanda, dove sto acquistando un altro Mango usato per conto di un amico, che vedendo il mio velomobile si è innamorato di questo veicolo. La febbre del velomobile sta salendo, meditate gente, meditate.

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  1. Molto interessante!Da qualche tempo pure a mel’idea del velomobile mi stuzzica parecchio!Peccato per i prezzi d’acquisto(sia del nuovo che dell’usato…)che ne limitano la diffusione.

  2. Fabri

    Spero di trovare un Leitra usato in Italia.

  3. Pingback: Velomobile – la tentazione | MOVIMENTOCENTRALE

  4. Daniele Fra

    Veramente molto interessante, ho visto il mio primo velomobile in Bretagna, si trattava di un Leiba Classic che sfrecciava velocissimo e ci ha lasciato di stucco!
    Mi chiedo però se d’estate non si muoia di caldo pedalando in un ambiente completamente chiuso e se d’inverno non si forma condensa all’interno dell’abitacolo impedendone la visuale.
    Mi chiedo inoltre se questo mezzo non rischia il ribaltamento in curva in discesa e se si riescono a fare delle salite del 10 – 15%.
    Grazie Matteo per le informazioni, siamo “vicini di valle” perché sono della Val Chisone.
    Daniele

  5. Max Conti, Torre Pellice

    Anch’io sono un “vicino di valle”, anche se un po’ più in là (Val Pellice): io mi sto interessando alle (ai?) velomobili da qualche tempo, e forse per caso o forse no anch’io mi sono un po’ fissato su Quest e Mango. Sarebbe possibile vedere dal vivo il tuo bolide? Un saluto, Max

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