Gran Fondo Dieci Colli 1.05.2011

L’ultima edizione della Gran Fondo Dieci Colli si è corsa oggi Domenica 1° Maggio nel nuovo contesto del Future Show Station, il palazzetto dello sport di Casalecchio di Reno. Una location eccellente per questa manifestazione che ha visto 2800 ciclisti pronti al via nelle griglie di partenza.

L’iscrizione all’ultimo minuto ci costringe a partire nelle ultime posizioni delle griglie di partenza. Il generoso pacco gara, ricco di ogni genere di prodotti, offerti dai numerosi sponsor è una magra consolazione, ma nulla ci ha impedito di divertirci e toglierci certe soddisfazioni lungo il percorso.

Completati i saluti ed i ringraziamenti rituali che lo speaker ed il Sindaco di Bologna rivolgono ai ciclisti arrivati da ogni parte d’Italia, il lungo biscione variopinto prende il via alle 8 in punto, mentre il cielo gradualmente si rasserena dando segnali confortanti per la giornata di ciclismo appena iniziata. La pioggia scesa abbondante durante la notte richiede una certa prudenza nell’affrontare le prime rotonde che ci portano fino a Zola Predosa, dove il percorso entra finalmente nel vivo.

Gli 85 chilometri previsti sono una distanza relativamente breve per la medio fondo, che decido di percorrere (su Slyway ultrateam TTC)  in compagnia di Davide (in sella a Slyway team) , mentre il vero impegno oggi sarà affrontare il dislivello complessivo di 1251 metri distribuiti lungo un percorso che sulla carta possiamo definire “nervoso”. La prima salita, quella che da Rivabella porta a Tolè, passando per Monte San Giovanni, e Monte San Pietro fino a Monte Maggiore, è per me una vecchia conoscenza, avendola ripetuta decine di volte in allenamento negli anni trascorsi a Bologna durante l’Università. Forte della grande confidenza con i colli che stiamo per scalare, sono avvantaggiato da un atteggiamento interiore di sicurezza e tranquillità che sembra regalarmi più forza e più resistenza di quelle dovute al solo allenamento fisico, ancora scarso quest’anno. Conoscere ogni curva, ogni cambio di pendenza, ogni metro di questa lunga salita di circa 30 chilometri, mi permette di pedalare con una posizione di vantaggio interiore.

Il vantaggio aerodinamico che permette alla mia bicicletta di superare senza sforzo tutti i concorrenti incontrati in discesa, fa il resto. Favolosa la breve discesa che dalla strada provinciale 623 ci riporta con tratti tanto ripidi quanto veloci ai piedi di Tolè. Quando la velocità in discesa aumenta repentinamente il semplice piacere di pedalare lascia posto ad un brivido che si può descrivere come un mix di adrenalina, condita con un pizzico di paura, quel “non si sa mai cosa potrebbe accadere …”, che prima di ogni curva cerca di trovare un equilibrio con la giusta dose di prudenza, necessaria perché questo sport rimanga un sano divertimento.

Superato per la seconda volta Tolè ritorniamo a Cà Bortolani dove questa volta deviamo a sinistra per scendere verso San Prospero, e Savigno. I primi 5 chilometri di discesa sono una vera e propria giostra, che grazie alla sede stradale molto larga, in ottimo stato ed ormai asciutta, permette di raggiungere e superare i 70 km/h senza mai spingere sui pedali, ma affidandomi con grande speranza al contributo che i freni posso dare. Ai piedi di questa splendida discesa (affrontata nel senso opposto dalla Dieci Colli negli anni precedenti) la pendenza si riduce ma è ancora sufficiente per permettermi di godere per qualche minuto del 53×11 con il quale posso raggiungere e superare un gruppetto di ciclisti in fila indiana, a tutta velocità.

L’ultima asperità della giornata arriva a 15 km dal traguardo, quando imbocchiamo la prima rampa che sale verso Montemaggiore. In questo frangente è proprio la memoria (che quando è veritiera rappresenta un alleato formidabile) a rallentare la mia andatura. Credendo di dover superare un tratto lungo e ripido (15%) risparmio le forze e “gioco in difesa”, salvo poi scoprire con grande sorpresa che tutta la difficoltà si limitava ad un paio di curve affrontate con il 39×28 (il rapporto più agile che ho sulla ultrateam). La discesa da Montemaggiore richiede una perizia notevole, dato che la pendenza accentuata si accoppia più volte con stetti tornanti e fondo sdrucciolevole (mancano solo le puntine da disegno che a volte qualche idiota si diverte a spargere sulla strada).  L’avventura sportiva sui colli bolognesi, è terminata nel migliore dei modi, tra gli applausi che qualche attento spettatore ha riservato al nostro arrivo al traguardo.

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