Gran Fondo del Sale 3.04.2011

La stagione ciclistica 2011 si apre alle 8.25 sul lungo mare di Cervia, dove prende il via la Gran Fondo del Sale, incorniciata da una domenica baciata dal sole. La divisa Slyway a maniche corte, che indosso per la prima volta quest’anno, sarà indispensabile tra poco, anche se a quest’ora del mattino la temperatura è abbastanza frizzante.

Sui lunghi rettilinei che da Cervia portano ai piedi dei primi colli, la velocità raggiunge presto i 50 km orari. Il grande serpentone variopinto incontra frequentemente degli ostacoli che ci costringe a ripetuti rallentamenti, segnalati dalle braccia alzate al cielo di chi precede, accompagnate da espressioni vocali variegate. Dopo ogni stop, segue inevitabilmente un breve sprint, per riportare la velocità di crociera a livelli che nessuno di noi potrà mantenere ancora a lungo. L’attenzione è massima in queste fasi. Una piccola distrazione potrebbe causare brutti atterraggi sull’asfalto, causati da un contatto con i tanti compagni di avventura che sfrecciano all’impazzata a destra e sinistra, cercando di guadagnare ogni spazio vuoto tra una ruota e l’altra. Capisco che un incidente non è una eventualità molto remota, quando sento proprio alle mie spalle una voce femminile: “Ehi! Oh! No!” PATATRAC! Un tonfo accompagnato dal suono metallico di un gruppo di biciclette che strisciano sull’asfalto. Mi sembra così vicino che temo di esserne coinvolto, ma circondato dal gruppo in corsa, non riesco nemmeno a voltarmi, per rendermi conto dell’accaduto.

Appena la strada inizia a salire, la situazione non migliora, anzi, la prima rampa delle due salite previste lungo il percorso medio (Colle Polenta e Monte Cavallo), viene affrontata così lentamente da mettere in difficoltà chi è meno dotato di talento da equilibrista. L’aspetto positivo di tutto questo è che, quando la salita rallenta il gruppo, c’è finalmente l’occasione per guardarsi attorno, e ritrovare gli amici:

Ma tu sei Stefano?

Ciao Laura! Cosa ci fai qui?

Faccio il lungo!

Il primo colle della giornata non presenta mai pendenze impegnative, anzi, brevi tratti di salita si alternano ripetutamente ad ancora più brevi discese. Ogni volta spero sia la volta buona, ma dietro l’angolo, il panorama mostra puntini colorati che come formiche in fila indiana salgono la montagna … e mi rassegno al fatto che la salita continua. Finalmente il cartello “POLENTA” mi comunica al di là di qualsiasi dubbio che la prima salita è ormai dietro le spalle, e dopo qualche curva, posso già gustare il meritato premio. La strada inizia decisamente a scendere ed anche la mia catena scende uno scatto dopo l’altro sul pignone più piccolo della ruota posteriore: TAN! TAN! TAN! TAN! La spinta sui pedali, fino a pochi attimi prima, veramente agile e timida, torna forte, potente e coraggiosa. Mentre affronto a tutta velocità le curve di questa discesa, mi affido (forse troppo) alla serietà degli organizzatori che hanno diligentemente chiuso il percorso al traffico.

I tornanti e le curve più strette in discesa, richiedono anche l’abilità di dosare l’uso dei freni, quel tanto che basta per tenere la mia bicicletta lungo la traiettoria più veloce. Troppo spesso però, la velocità della mia reclinata (superiore ad ogni altra bici in discesa), mi costringe ad effettuare i sorpassi inventando le traiettorie più originali, con conseguente abuso dei freni, che ad un certo punto iniziano a fare puzza di bruciato (proveniente dai pattini surriscaldati).

Poche centinaia di metri separano la fine di questa discesa mozzafiato dall’inizio del Monte Cavallo. E’ solo a questo punto che mi rendo veramente conto che le salite da affrontare oggi sono due! L’altimetria del percorso era solo un vago ricordo nella mia mente. Una certa nausea mi assale lungo le prime rampe, che affronto con una agilità che non nasconde il mio timore per questa ascesa. Il momento peggiore però arriva nella seconda ed ultima parte, dove devo confrontarmi con la massima pendenza e con la minima potenza disponibile. Servirebbero due o tre denti in più per salire dignitosamente con la sola potenza disponibile nelle mie gambe in questo inizio di stagione.

Subito dopo, la pendenza si riduce, e questa volta il premio è un tanto desiderato cartello “RISTORO”. Dopo tre chilometri dal cartello, del ristoro vero e proprio neanche l’ombra! Solo dopo una breve salita fino al centro di Teodorano posso finalmente parcheggiare la mia bicicletta, e partecipare al banchetto a base di pane e nutella, focacce, frutta, e bibite. Nella confusione di biciclette, scarpette e rumorose tacchette, bicchierini di carta, bucce di banana e bottigliette d’acqua, un giornalista di Cicloturismo mi raggiunge:

Come ti chiami?

Da dove vieni?

Come mai usi questa bicicletta?

Quando mi rimetto in sella, completamente rifocillato, la spinta agonistica della prima parte di gara ha lasciato il posto ad una sensazione di maggiore rilassamento e calma. Affronto la discesa con la giusta prudenza, accompagnato da ciclisti isolati che lasciano il ristoro alla spicciolata. La strada di fondo valle che porta a Meldola è ancora ondulata, e non permette di raggiungere forti velocità. Lentamente si forma un gruppetto di ciclisti che preferiscono rimanere insieme per condividere gli ultimi 40 chilometri di pianura, in direzione di Cervia, dove un vento contrario soffia costantemente dal mare. Grazie a questi angeli custodi che mi accompagnano fino al traguardo, riesco a portare a termine i 107 km del percorso, alla media di circa 26 km/h in poco più di 4 ore.

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