Giacomo & Slyway enjoy

Da circa quattro mesi non sono più un ciclista “ortodosso” ho scelto di acquistare una reclinata Slyway. La bici in questione viene fabbricata da un italiano Stefano Bonazzoli. La decisione di acquistarla è maturata dopo un periodo di prova di un mese, in cui la bici era a noleggio. Sono estremamente soddisfatto dalla mia scelta, andare in recumbent è tutto un altro divertimento, si macinano chilometri senza accusare nessun dolore, se non fosse per le gambe stanche per il pedalare direi che si smonta “rinfrescati”. In circa 2 mesi ho macinato 2000 km circa e fatti da uno che non ha mai amato fare troppi chilometri: troppa noia, troppo dolore. Mi chiedo perché non si parla di questi bici, anche se esulano dalla forma classica a diamante ti assicuro che il vero gusto di pedalare è proprio qui, certo se sei un agonista non sono certo la scelta più adatta, anche se ti assicuro la mia va che è una bomba, ma per un amatore/cicloturista sono una alternativa veramente valida (provare per credere). Io non ho problemi fisici particolari. La mia scelta è stata dovuta più alla curiosità che altro. Mi era capitato durante alcune uscite in bici di incrociare bent riders carichi fino all’inverosimile che sembravano pedalare senza problemi anche in strade piuttosto strette e trafficate. Da qui la mia curiosità nel provare questo tipo di bici. Già da qualche tempo stavo cercando il modo di fare una vera prova. Fino a qualche mese fa infatti ero solo riuscito a pedalare su una reclinata ma solo per pochi minuti, un tempo che non mi era stato sufficiente per farmene un giudizio. Essendo un tipo che non demorde facilmente ho continuato a cercare, ho anche pensato di fare un vacanza in Olanda proprio per togliermi il dubbio. Per caso mi sono imbattuto nel sito di Stefano “www.slywayprojects.com” che per mia sorpresa produceva e produce delle bici mica male. L’ho contattato e lui da bravo imprenditore non si è lasciato sfuggire un possibile cliente. Mi ha incuriosito la sua disponibilità, tanto che dopo qualche settimana l’ho incontrato a Cremona. Dopo alcuni minuti per fare la sua conoscenza siamo andati al sodo mi ha fatto provare una delle sue bici. Come avrai notato i primi tentativi su una reclinata possono essere un pò “deludenti” per un ciclista normale, così ancora indeciso sull’acquisto ci siamo accordati su una soluzione temporanea il noleggio. Tornato a Tarquinia il giorno successivo ho fatto la mia prima uscita su strada (piuttosto trafficata) non ti nascondo che è stato quasi un incubo, difficile le partenze, complicato andare diritto,in salita mi sembrava di morire. Sono anche caduto, fortunatamente cadere da una reclinata non è cosi duro come cadere da una bici normale. Il primo istinto è stato quello di restituire immediatamente quell’accrocco. Ho voluto tentare ancora, il secondo giorno è stato molto meglio, ho affrontato un giro di 60 km, senza allenamento, tornato alla base mi sono accorto di non essere per nulla stanco e di aver guadagnato circa 10′ dal tempo che generalmente faccio a fine stagione con la mia normale bici. Nei giorni successivi ho inanellato alcune uscite da 100 e più km con salite di 15 – 20 km (6/12%) per provare la bici e la mia resistenza. Il risultato: l’immediata decisione di comprarla. Ovviamente la bici che avevo ricevuto in prova anche su mia richiesta era la più economica, gruppo da mountain bike 28/32/42 e cassetta 11-30. La mia scelta è caduta su un modello superiore, in pratica me la sono fatta assemblare secondo le mia necessità. Se quella in prova mi aveva stupito il mio acquisto si sta dimostrando ancora migliore, fatta eccezione di qualche imperfezione “di gioventù”. Il traffico di per se non è un problema. Una volta capita la bici si comporta come una normale due ruote con il vantaggio di un baricentro più basso. Fuori città si gode appieno delle doti di una recumbent la vista è panoramica il relax completo. Anche qui il traffico non è un problema (io vado normalmente su strade come la cassia vecchia e l’Aurelia … strade con un intenso traffico di macchine e TIR) anzi il fatto di essere sdraiato attira attenzione e rispetto, le macchine ed i camion si spostano e non mi sfiorano come spesso mi succede con la bici normale. Un punto dolente sono invece i semafori. Infatti le partenze sono il lato “negativo” di questi mezzi, ti confesso che anche dopo 4 mesi mi sento ancora impacciato anche se ho acquistato la “tecnica” sufficiente per trarmi d’impaccio. Nelle curve in discesa le reclinate sono un “missile” il baricentro basso le pedivelle alte ne fanno delle macchine da discesa. Mai andato così forte. Frenare? Anche se ho i freni a disco non ci penso nemmeno. Più di una volta mi è capitato di non poter essere superato dalle autovetture che alla fine della tortuosa discesa o mi fotografano o si fermano più avanti per vedermi bene. In conclusione io torno a ripetere che le reclinate sono le “vere” bici da cicloturista, da chi cioè senza velleità agonistiche vuole godere a pieno delle potenzialità di una bicicletta. PROVA UNA RECLINATA ma tienila per almeno una settimana.

Giacomo

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